Non sempre si capisce subito cosa sta succedendo
Un figlio che si chiude, che si arrabbia più del solito, che non vuole più andare a scuola, che sembra non trovare il suo posto tra i coetanei.
Spesso i genitori arrivano con una domanda semplice e onesta: è una fase, o è qualcosa di cui occuparsi?
Non c’è una risposta valida per tutti. C’è però un modo per non restare da soli a decidere.
Come lavoro
Guardo il ragazzo per intero.
Le difficoltà di un figlio raramente riguardano un solo aspetto della sua vita. Emozioni, corpo, scuola, amicizie e autostima si influenzano a vicenda, e preferisco tenerli insieme fin dall’inizio.
Parlo con lui, non solo di lui.
Il sito ha una sezione scritta direttamente per i ragazzi, e lo stesso vale per il lavoro: un ragazzo che si sente oggetto di un discorso tra adulti si chiude. Uno che si sente interlocutore, di solito, no.
Non do etichette.
L’obiettivo non è stabilire cosa “non va” in suo figlio, ma capire cosa sta vivendo e cosa può aiutarlo.
Come cambia il lavoro a seconda dell’età
Non si lavora allo stesso modo con un bambino di quattro anni e con un ragazzo di diciassette. Quello che cambia non è solo il linguaggio: cambia chi è il mio interlocutore principale.
0–5 anni
Il lavoro è soprattutto con i genitori, con eventuali incontri e osservazioni insieme al bambino. A quest’età il contesto familiare è fondamentale.
6–10 anni
Lavoro sia con il bambino sia con i genitori, alternando momenti individuali e momenti di confronto con la famiglia.
11–13 anni
Prevalentemente con il ragazzo, mantenendo comunque un coinvolgimento regolare dei genitori.
14–20 anni
Principalmente con il ragazzo, con i genitori coinvolti quando è opportuno e nel rispetto della riservatezza.
Chiedere aiuto non significa che ci sia qualcosa di sbagliato
Rivolgersi a una psicologa non vuol dire che un ragazzo abbia un problema grave, né che un genitore abbia fatto degli errori.
Può semplicemente voler dire attraversare meglio accompagnati un momento della crescita che, da soli, è più faticoso.
Come funziona
Gli incontri sono principalmente online.
È possibile anche in presenza
Il consenso dei genitori è necessario per iniziare un percorso con un minore. Se è suo figlio a scrivermi per primo, la coinvolgerò.
Il primo contatto è informale.
Il primo incontro è insieme
Poi il percorso prosegue principalmente con lui.
Durata e frequenza non sono uguali per tutti.
Il vostro coinvolgimento dipende dalla situazione
Rispondo personalmente. Nessun impegno: possiamo prima solo capire se ha senso.
